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		<title>Distretti calzaturieri: la ripresa dal 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 14:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Distretti industriale]]></category>
		<category><![CDATA[distretti calzature]]></category>
		<category><![CDATA[distretti calzaturieri]]></category>
		<category><![CDATA[distretti calzaturieri ripresa]]></category>
		<category><![CDATA[produzione calzature]]></category>

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		<description><![CDATA[
Per i distretti calzaturieri la ripresa a partire dal 2011 e necessità di guardare ai mercati emergenti per consolidare lo sviluppo. E’ questo il quadro di sintesi emerso al convegno su “I distretti calzaturieri in Italia: realtà e prospettive”, promosso oggi a Roma da Banca Monte dei Paschi di Siena, Nomisma e ANCI.
Molte le presenze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="calzature" src="http://laccarossa.files.wordpress.com/2008/11/scarpe-assurde.jpg" alt="" width="455" height="434" /></p>
<p>Per i <strong>distretti calzaturieri</strong> la <strong>ripresa</strong> a partire dal 2011 e necessità di guardare ai mercati emergenti per consolidare lo sviluppo. E’ questo il quadro di sintesi emerso al convegno su “I distretti calzaturieri in Italia: realtà e prospettive”, promosso oggi a Roma da Banca Monte dei Paschi di Siena, Nomisma e ANCI.</p>
<p>Molte le presenze di spicco al convegno. Vito Artioli Presidente ANCI Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, Paolo Bruni Amministratore Delegato Nomisma e Antonio Marino Vice Direttore Generale Banca Monte dei Paschi di Siena hanno aperto i lavori illustrando i risultati realizzati dai maggiori distretti industriali nazionali. Alla tavola rotonda, invece, hanno partecipato alcuni tra i più rappresentativi imprenditori del settore a livello nazionale: Attilio Attilieni Presidente Lelli Kelly, Simone Badioli Presidente Pollini, Franco Ballin Amministratore Unico Ballin Franco &amp; C., Biagio Liccardo Amministratore Unico Liccardo Manufacture, Giovanni Renzi Amministratore Unico Calzaturificio Gianmarco Lorenzi e Agostino Ropolo Direttore Commerciale Italia Church’s.</p>
<p>L’incontro è stato anche l’occasione per presentare lo studio congiunto elaborato da Banca Monte dei Paschi e Nomisma con il patrocinio di ANCI, che delinea lo stato di salute e le prospettive future di crescita del calzaturiero alla luce dei risultati realizzati da alcuni dei maggiori distretti industriali nazionali: Verona, Riviera del Brenta, San Mauro Pascoli, Valdarno Superiore, Valdinievole, Lucca, Fermo-Macerata, Aversa, Casarano e Barletta.</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>Le principali evidenze del rapporto mostrano che il settore calzaturiero vive principalmente delle conoscenze e delle specificità sviluppate negli anni dalle realtà distrettuali, soprattutto in un quadro economico critico e dalle problematiche molto variegate come quello attuale. Grazie a questo know-how manifatturiero, consolidato nel corso degli anni, il settore riesce a mantenere un export diversificato anche in periodi di crisi. Al momento è necessario guardare anche, o forse soprattutto, ai nuovi mercati emergenti, dialogare con il sistema bancario e, se necessario, tessere nuove alleanze tra territori.</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>La tendenza alla progressiva flessione del credito alle imprese, secondo il rapporto di BMps, potrebbe invertirsi a partire dalla prossima estate. Già il dato provvisorio di febbraio 2010 riferito al settore manifatturiero e al comparto TAC (Tessile, Abbigliamento, Pelli Cuoio e Calzature) sembra indicare che la velocità della contrazione, seppure ancora elevata, sia sensibilmente rallentata, stabilizzandosi ai livelli dello scorso dicembre.</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>Principali evidenze del rapporto ANCI:</p>
<p>•L’industria calzaturiera italiana rappresenta uno dei settori di punta del Sistema Moda, tradizionalmente fondato su distretti manifatturieri vocati all’esportazione. La realtà distrettuale in tutte le sue componenti di filiera produttiva, che questa ricerca vuole analizzare in termini di accesso al credito, situazione finanziaria e prospettive economiche, è la struttura portante in cui si articola questo settore industriale.<br />
•L&#8217;Italia è il primo produttore di calzature nella Unione Europea, davanti a Spagna e Portogallo, con una quota attorno al 40% sul totale quantità. E’ l’unico Paese UE nella top ten dei produttori mondiali in volume (ottavo posto). E’ però da sempre leader indiscusso tra i produttori di calzature di fascia alta e lusso, ad elevato contenuto moda, e terzo nella graduatoria dei Paesi esportatori in volume, dopo la Cina e il Vietnam.<br />
•L’industria calzaturiera vanta da anni una bilancia commerciale positiva con l’estero. Mediamente il saldo è in attivo per oltre 3 miliardi di euro. Neanche la grave crisi economica che ha colpito duramente il manifatturiero ed i suoi mercati di sbocco ha invertito questi valori di fondo. Nel 2009, annus horribilis del manifatturiero, l’industria calzaturiera italiana ha registrato un attivo di 2 miliardi e mezzo di euro.<br />
•Le esportazioni rappresentano per il settore calzaturiero oltre l’80% del fatturato e sostanzialmente tutti i distretti produttivi registrano una propensione all’export molto elevata. Da sempre la scarpa italiana ha trovato nei mercati europei l’area di sbocco principale. La quota di mercato dell’Unione Europea sul totale export si è consolidata, passando dal 58,3% del 2000 al 59,9% nel 2009. La UE, da sempre punto di riferimento per il calzaturiero italiano, sarà affiancata da altre aree in cui i consumi non si sono ancora sviluppati in modo strutturato.<br />
•Le sfide cui i distretti produttivi devono fare fronte riguardano soprattutto l’approccio a quei mercati in cui la componente di crescita del P.I.L. pro-capite ne fa aree di potenziale sviluppo anche per la domanda di calzature made in Italy. Aggredire queste aree, emergenti ma, di fatto, in molti casi già protagoniste dell’economia globalizzata, significa puntare sui fattori di appeal del prodotto italiano, che devono essere efficacemente comunicati in un’ottica di costruzione della sensibilità del consumatore: l’eleganza, il disegno, la qualità dei materiali e delle lavorazioni, in altre parole tutto il patrimonio consolidato dei nostri principali distretti calzaturieri.<br />
•L’espansione nei mercati emergenti richiede, però, uno sforzo considerevole per le piccole e medie imprese dei distretti in termini di risorse economiche. Si dovrà pertanto, ove necessario, riorganizzare le competenze e le specializzazioni industriali, realizzare partnership strategiche attraverso i territori, una filiera rinnovata che valorizzi il distretto e lo metta in contatto con altri soggetti. Mettere in comune competenze diverse ma complementari, unire le risorse umane e finanziarie, quindi attrarre i capitali di rischio dal sistema bancario, sono questi gli strumenti necessari per aggredire i mercati più lontani e complessi secondo piani di sviluppo graduali e ponderati.</p>
<p>Principali evidenze del rapporto Nomisma:</p>
<p>•Tra il 2005 ed il 2009 alcuni storici distretti come quello di Fermo-Macerata, di Lucca e del Valdarno Superiore hanno visto contrarsi il proprio volume di affari di circa il 20%; ancor più pesante la situazione a Casarano, dove le difficoltà di alcune importanti realtà industriali hanno generato una contrazione del fatturato del distretto di oltre il 30%. Diverso il comportamento per altri contesti come quello di San Mauro Pascoli o della Riviera del Brenta dove, nonostante una flessione tra il 2008 e il 2009, i ricavi delle vendite delle imprese calzaturiere hanno comunque mostrato segno positivo nei cinque anni analizzati.<br />
•Le stime di evoluzione dei ricavi di vendita per il 2010 e il 2011 evidenziano scenari eterogenei. In linea generale, per il 2011 ci si attende un avvicinamento ai volumi generati nel 2005. Sono previsti in crescita i distretti della Riviera del Brenta e di San Mauro Pascoli a cui sono da affiancare le buone performance attese per il distretto della Valdinievole e soprattutto di Aversa. Si stima che permarranno, invece, delle difficoltà per i due distretti pugliesi di Casarano e Barletta.<br />
•Situazioni complesse si prevedono per il 2010 ancora sul fronte dell’export e su quello occupazionale dove, ad eccezione di singoli casi, una ripresa è prevista dopo il 2011. Un pesante ridimensionamento dei volumi di export è atteso per l’anno in corso nei distretti di Barletta (-20%), di Lucca (-10%) e in quello di Verona (-6%). Sostanzialmente stabili i livelli della Riviera del Brenta, di San Mauro Pascoli, del Valdarno Superiore e di Fermo-Macerata. Buone, invece, le performance stimate per il distretto della Valdinievole (+18%) e di Aversa (+17%).<br />
•Decisamente migliori le dinamiche esportative attese per il 2011 dove, solo per il distretto della Riviera del Brenta, si è stimata una riduzione di circa il 6% rispetto ai livelli del 2010, caratterizzati da una sostanziale stabilità. Decisa la ripresa dell’export per il distretto di Lucca, mentre ad Aversa si prevede un ulteriore incremento di quasi il 24% rispetto al 2010.<br />
•Sul fronte occupazionale permarrà nel 2010 una situazione molto critica. Tutti i distretti, ad eccezione di quelli della Riviera del Brenta e di San Mauro Pascoli, vedranno ridursi la propria capacità occupazionale. La situazione risulta essere piuttosto delicata nel distretto di Valdinievole (-17,4%) che tuttavia vedrà una ripresa nel 2011 e di Casarano (-10,3%), dove invece non si prevedono margini di miglioramento per il 2011.</p>
<p>Principali evidenze del rapporto Banca Monte dei Paschi di Siena:</p>
<p>•Dalla metà del 2008 in poi, la dinamica su base annua degli impieghi ai settori produttivi è risultata in progressiva decelerazione, fino a contrarsi a partire dal terzo trimestre del 2009; tale tendenza ha riguardato tutti i rami di attività ma ha particolarmente penalizzato il comparto manifatturiero e le imprese di costruzioni, la macro-area del Centro-Nord e le aziende di maggiore dimensione.<br />
•Le evidenze disponibili sembrano concordemente indicare nel calo della domanda la causa prevalente dell’attuale andamento del credito alle imprese, in conseguenza della contrazione degli investimenti e, quindi, del minore fabbisogno finanziario di queste ultime. Non sono però mancate anche tensioni dal lato dell’offerta.<br />
•Studi specifici condotti in ambito nazionale e internazionale indicano l’esistenza di un lag temporale (approssimativamente 3 trimestri) tra la ripresa dell’attività produttiva e il recupero del credito alle imprese. La dinamica del PIL su base tendenziale sembra poter supportare l’affermazione che, nel terzo trimestre del 2009, si sia già verificato un punto di svolta nell’attuale fase recessiva, con l’interruzione del trend di continua contrazione e l’avvio di una graduale, anche se lenta, risalita.<br />
•La tendenza alla progressiva flessione del credito alle imprese potrebbe dunque invertirsi a partire dalla prossima estate. Già il dato provvisorio di febbraio 2010 riferito al settore manifatturiero e al comparto TAC sembra indicare che la velocità della contrazione, seppure ancora elevata, sia sensibilmente rallentata, stabilizzandosi ai livelli dello scorso dicembre.<br />
•Residue incertezze riguardano invece l’evoluzione attesa delle condizioni di offerta: l’esperienza passata dimostra infatti che, anche a seguito dell’inevitabile ritardo con cui i conti aziendali incorporano i contraccolpi delle recessioni economiche, il deterioramento della qualità del credito può protrarsi a lungo nel tempo.</p>


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		<title>Polietilene: una storia, mille applicazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 08:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Polietilene]]></category>

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		<description><![CDATA[Il polietilene è una resina termoplastica, in origine bianca o trasparente, di cui tutti noi ne facciamo un utilizzo, più o meno consapevole, quotidiano. In effetti, è la materia plastica più diffusa: basti pensare alle buste di plastica, ai rivestimenti dei cartoni del latte, a contenitori dei detersivi, ai tappi, alla pellicola usata per rivestire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il polietilene è una resina termoplastica, in origine bianca o trasparente, di cui tutti noi ne facciamo un utilizzo, più o meno consapevole, quotidiano. In effetti, è la materia plastica più diffusa: basti pensare alle buste di plastica, ai rivestimenti dei cartoni del latte, a contenitori dei detersivi, ai tappi, alla pellicola usata per rivestire cavi elettrici e telefonici, alle cuffie da piscina. È tutto polietilene. Un materiale, quindi, decisamente versatile, utile in molteplici processi produttivi.</p>
<p>Come molte invenzioni geniali, il polietilene è nato per caso, grazie ad un incidente di laboratorio avvenuto nel 1898 per mano di Hans von Pechmann, intento a riscaldare del diazometano in un contenitore. Nel 1933 un altro incidente, questa volta a livello industriale, avvenne alla ICI Chemicals, quando Eric Fawcett e Reginald Gibson applicarono una pressione di centinaia di atmosfere ad un contenitore di etilene e benzaldeide. In entrambi i casi, gli studiosi rimasero colpiti dalla sostanza bianca simile alla cera che si era formata sulle pareti dei contenitori, e mentre nel primo caso si limitarono a darle un nome, il polimetilene, nel secondo tentarono di riprodurla, senza successo, per alcuni anni.</p>
<p>La svolta avvenne nel 1935, quando non fu un incidente ma la volontà di un altro chimico, Michael Perrin, a creare il polietilene, a cui fu riconosciuto la proprietà di isolante elettrico. Quattro anni più tardi ne iniziò la produzione su scala industriale: i film plastici diventarono da allora una fornitura indispensabile nel settore della produzione, richiesta da svariate industrie, dal confezionamento di alimenti alla produzione di cavi elettrici.</p>
<p>Il polietilene è, inoltre, un materiale termoplastico. Ciò significa che, aumentandone la temperatura, il suo stato cambia diventando viscoso e plasmabile; il film termoretraibile è stato, quindi, il passo successivo. In fase di fabbricazione è possibile modellare il polietilene secondo la forma desiderata; è sufficiente quindi che l’utilizzatore lo riscaldi con un getto d’aria calda, una fiamma o un forno affinché il film si ritiri fino al 50% e aderisca perfettamente all’oggetto che deve avvolgere. Tra i suoi impieghi più comuni non vi è solo la copertura di fili elettrici, ma anche il rivestimento di oggetti in legno, valida alternativa alla verniciatura (si pensi ad esempio ai modellini di aeroplano). Gli oggetti avvolti da film termoretraibile rimangono pertanto uniti e protetti, garantendo un imballaggio saldo e sottile, richiesto tanto nel settore produttivo come in quello alimentare. L’ultima evoluzione del polietilene è rappresentata dal film estensibile, oggigiorno richiestissima dal mercato. Come indica il nome, il film estensibile ha proprietà elastiche ed è particolarmente indicato per la protezione di prodotti pallettizzati e sensibili al calore, non idonei alla termo retrazione.</p>
<p>L’utilizzo principale del polietilene è pertanto il film packaging: la protezione che avvolge le confezioni di merce è, ancora una volta, in polietilene, così come la plastica utilizzata per imballare le valige. Non solo: le molteplici qualità di questo materiale, isolante, impermeabile, termoretraibile e resistente nonostante spessori molto sottili (come la pellicola da cucina, il cui spessore si esprime in micron) permettono ancora tanti altri utilizzi.</p>
<p>Il film polietilene possiede, infine, un’ulteriore qualità: è un materiale riciclabile. Tanto gli scarti di produzione come il rifilo delle bobine, quanto i fogli già utilizzati possono essere recuperati per produrre imballi a basso costo e alto valore ambientale. Un’opportunità oggi ancor più importante, ben sapendo che alla base del polietilene vi è la scarsità ed il prezzo altalenante del petrolio.</p>


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		<title>Rubinetteria</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 14:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[distretti]]></category>
		<category><![CDATA[Rubinetteria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il distretto del Piemonte Nord Orientale si estende su un’area di circa 47 kmq localizzata tra la parte nord-orientale della Provincia di Vercelli e la parte nord-occidentale di quella di Novara.
In particolare il territorio distrettuale comprende i Comuni di: Arona, Cureggio, Suno, Cressa, Fontaneto d’Agogna, Vaprio d’Agogna, Barengo, Bogogno, Cavaglio d’Agogna, Borgomanero, Gozzano, Briga Novarese, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il distretto del Piemonte Nord Orientale si estende su un’area di circa 47 kmq localizzata tra la parte nord-orientale della Provincia di Vercelli e la parte nord-occidentale di quella di Novara.</p>
<p>In particolare il territorio distrettuale comprende i Comuni di: Arona, Cureggio, Suno, Cressa, Fontaneto d’Agogna, Vaprio d’Agogna, Barengo, Bogogno, Cavaglio d’Agogna, Borgomanero, Gozzano, Briga Novarese, Invorio, Bolzano Novarese, Gattico, Cavallirio, Boca, Maggiora, Colazza, Oleggio Castello, Paruzzaro, Pisano, Soriso, Ameno, Miasino, Pella, Pettenasco, Pogno, San Maurizio di Opaglio, Orta San Giulio, Veruno. </p>
<p>Il distretto è specializzato in un comparto specifico del settore metalmeccanico: la rubinetteria. In particolare, la produzione del distretto interessa due tipi di rubinetteria: la rubinetteria di erogazione (definita in termini commerciali &#8220;cromata&#8221;) e la rubinetteria di intercettazione o regolazione, detta anche &#8220;gialla&#8221;. La prima è posta al capo estremo della tubazione, mentre la seconda tra le condutture per regolare o interrompere il corso del fluido.</p>
<p>Caratteristiche del distretto</p>
<p>Il Distretto dei rubinetti del Cusio-Valsesia rimane il più grande polo mondiale di trasformazione dell’ottone; copre infatti circa un terzo della produzione nazionale e quasi il 15% delle esportazioni mondiali di rubinetteria e valvolame in ottone e bronzo. Caratteristica peculiare di questa area è la presenza di una consistente atomizzazione del tessuto industriale in numerose piccole aziende anche a carattere artigianale: accanto a poche imprese di dimensioni medio-grandi, si è creato un indotto capillare di piccole-medie imprese. I principali mercati di sbocco, oltre a quello nazionale, sono Germania, Francia, Paesi dell’Est, Stati Uniti e Medio oriente.</p>
<p>Ente di riferimento:</p>
<p>Unione Industriali Vercelli e Valsesia<br />
Via Prato di Lucca 6 13100 – Vercelli<br />
tel. +39 0161 261019 &#8211; fax +39 0161 250728<br />
Sito: www.uivv.org</p>
<p>Associazione Industriale di Novara<br />
Corso Cavallotti 25 28100 – Novara &#8211; Tel. +39 0321 674645<br />
fax +39 032132465<br />
Sito: www.ain.novara.it</p>


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		<title>Bevande alcoliche</title>
		<link>http://distrettiblognetwork.it/2010/03/12/bevande-alcoliche/</link>
		<comments>http://distrettiblognetwork.it/2010/03/12/bevande-alcoliche/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 14:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[distretti]]></category>
		<category><![CDATA[bevande alcoliche]]></category>

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		<description><![CDATA[Il distretto delle benvade alcoliche si estende nelle tre province piemontesi di Cuneo, Asti e Alessandria e fa riferimento alle aree di Denominazione di Origine Controllata relative a vini della Regione molto famosi, quali Asti, Moscato d’Asti, Barolo, Barbaresco, Barbera, Dolcetto Roero, Arneis.
La specializzazione industriale dell’area è rappresentata dalla produzione di: vini da uve; sidro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il distretto delle <strong>benvade alcoliche </strong>si estende nelle tre province piemontesi di Cuneo, Asti e Alessandria e fa riferimento alle aree di Denominazione di Origine Controllata relative a vini della Regione molto famosi, quali Asti, Moscato d’Asti, Barolo, Barbaresco, Barbera, Dolcetto Roero, Arneis.</p>
<p>La specializzazione industriale dell’area è rappresentata dalla produzione di: vini da uve; sidro e altri vini a base di frutta; alcol etilico da materiali fermentati; altre bevande fermentate non distillate </p>
<p>Due vini D.O.C.G., otto vini D.O.C., spumanti, vermout ed altri aperitivi, amari ed altri digestivi, grappe ed altri liquori sono i prodotti tipici del Distretto. </p>
<p>Particolarmente sviluppato è anche il settore dell’enomeccanica, cioè la meccanica legata alla  produzione di macchine per l’enologia, che vede questa zona primeggiare a livello mondiale: questi macchinari vengono esportati in ogni parte del mondo dove si produce vino, dalle altre zone del Piemonte alla California.</p>
<p>Caratteristiche del distretto</p>
<p>La viticoltura, l’Enologia e l’Eno-meccanica sono gli elementi che caratterizzano il panorama economico del sud-astigiano ed in particolare del canellese. Il Distretto è caratterizzato da industrie spumantiere di fama internazionale, poche aziende vinicole di medie dimensioni e molte piccole e piccolissime aziende che in genere non superano i 6 o 7 addetti. Tuttavia, il processo di  meccanizzazione spinto ha consentito alle piccole imprese di operare su quasi tutte le fasi di lavorazione: le  aziende nel Distretto percorrono tutta la filiera della produzione enologica, dalla viticoltura, alla trasformazione delle uve, alla costruzione di macchine per l’enologia, ai sugherifici ed ai laboratori di analisi.</p>
<p>Ente di riferimento:</p>
<p>Comitato di Distretto c/o Comune di Canelli<br />
Tel. 0141 820111 – Fax 0141 820207<br />
Sito web: http://www.comune.canelli.at.it<br />
e-mail: commune@comune.canelli.at.it</p>


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		<title>Industria metalmeccanica</title>
		<link>http://distrettiblognetwork.it/2010/03/11/industria-metalmeccanica/</link>
		<comments>http://distrettiblognetwork.it/2010/03/11/industria-metalmeccanica/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 13:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[distretti]]></category>
		<category><![CDATA[industria metalmeccanica]]></category>

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		<description><![CDATA[Distretto della Metalmeccanica ed Elettronica del Canavese specializzato in industria metalmeccanica.
Il distretto del Canavese è localizzato a nord ovest della città capoluogo della provincia Torino. E’ centrato nella città di Ivrea, e arriva fino a Chivasso e a Rivarolo Canavese.
I prodotti tipici del distretto sono prodotti in metallo e prodotti elettrici nonché prodotti e servizi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Distretto della Metalmeccanica ed Elettronica del Canavese specializzato in <strong>industria metalmeccanica</strong>.</p>
<p>Il distretto del Canavese è localizzato a nord ovest della città capoluogo della provincia Torino. E’ centrato nella città di Ivrea, e arriva fino a Chivasso e a Rivarolo Canavese.</p>
<p>I prodotti tipici del distretto sono prodotti in metallo e prodotti elettrici nonché prodotti e servizi dei settori high tech dell’informatica e delle telecomunicazioni.</p>
<p>Caratteristiche del distretto</p>
<p>Punti di forza del distretto:</p>
<p>- compenetrazione tra creatività, nuove tecnologie e abilità artigianali;</p>
<p>- elevata concentrazione territoriale delle imprese;</p>
<p>- buona internazionalizzazione delle imprese;</p>
<p>- presenza di centri di formazione di eccellenza;</p>
<p>- presenza di grandi imprese leader;</p>
<p>- presenza di un profondo tessuto di conoscenze diffuse.</p>
<p>Tra i punti di debolezza si possono annoverare:</p>
<p>- il continuo moltiplicarsi di piccole realtà in competizione tra loro;</p>
<p>- la riduzione di investimenti in R&amp;D a causa delle scarse dimensioni;</p>
<p>- scarsa profittabilità del settore con ripercussioni sulla situazione finanziaria;</p>
<p>- elevato peso del settore auto (oltre 85%);</p>
<p>Ente di riferimento:</p>
<p>Associazione industriali del Canavese<br />
www.assindcanavese.to.it</p>
<p>Riconoscimento normativo regionale<br />
Il distretto è stato formalmente riconosciuto dalla Regione Piemonte ai sensi della Deliberazione del Consiglio Regionale 26 febbraio 2002, n. 227 &#8211; 6665 “Rideterminazione dei distretti industriali del Piemonte di cui alla D.C.R. n. 250-9458 del 18 giugno 1996”.</p>


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		<title>Abbigliamento tessile</title>
		<link>http://distrettiblognetwork.it/2010/03/11/abbigliamento-tessile/</link>
		<comments>http://distrettiblognetwork.it/2010/03/11/abbigliamento-tessile/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 13:14:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Distretti industriale]]></category>
		<category><![CDATA[abbigliamento tessile]]></category>

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		<description><![CDATA[Distretto industriale Abbigliamento Tessile Biella-Vercelli
Il distretto vanta una storia industriale molto lunga: l’attività tessile biellese risale all’epoca preromana, mentre i primi statuti regolatori vengono redatti nel corso del Medioevo. Nel 1733 venne fondato a Pollone il Lanificio Fratelli Piacenza, ma le prime testimonianze di un rapporto fra la famiglia Piacenza e il mondo della lana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Distretto industriale <strong>Abbigliamento Tessile</strong> Biella-Vercelli</p>
<p>Il distretto vanta una storia industriale molto lunga: l’attività tessile biellese risale all’epoca preromana, mentre i primi statuti regolatori vengono redatti nel corso del Medioevo. Nel 1733 venne fondato a Pollone il Lanificio Fratelli Piacenza, ma le prime testimonianze di un rapporto fra la famiglia Piacenza e il mondo della lana risalgono al 1622. Nella prima metà dell’800 la manifattura laniera biellese, già intensamente sviluppata, diviene industria con l’introduzione delle macchine e la costruzione di numerosi opifici lungo le rive torrenti per sfruttarne l’acqua come forza motrice ma soprattutto nei processi produttivi per le sue qualità inimitabili.</p>
<p>Oggi, a secoli di tempo, il distretto conta 1350 imprese con 20 mila addetti per circa 4 miliardi di euro di ricavi (il 35% è legato all’export). Tra i principali mercati di sbocco dei prodotti tessili biellesi, compaiono i più importanti paesi dell&#8217;Unione Europea, Hong Kong, Giappone e Stati Uniti. Quasi il 90% delle imprese del distretto è di dimensioni piccole, con meno di cento dipendenti, mentre il restante 10% è composto da imprese di medie dimensioni.</p>
<p>Punti di forza del distretto:</p>
<p>- basso livello di criminalità,<br />
- alto livello di professionalità delle risorse umane,<br />
- alta propensione all’imprenditorialità,<br />
- alto grado di ricerca ed innovazione, rafforzato dalla presenza della Città Studi s.p.a., sorta il 1° gennaio 2004 dalla fusione per incorporazione di Città degli Studi in Texilia S.p.A. su iniziativa di enti finanziatori pubblici e privati per rispondere alle esigenze del territorio e razionalizzare le risorse e le competenze disponibili. Città Studi è oggi una struttura integrata che offre un significativo esempio di collaborazione tra pubblico e privato. Interpreta i bisogni territoriali ed i cambiamenti socio economici e tecnologici in atto sviluppando e attività di formazione e di ricerca. Città Studi comprende una sede universitaria che accoglie corsi di Laurea e master universitari; un&#8217; agenzia per la formazione professionale, un Centro Congressi ed eroga servizi di consulenza ed orientamento. Oggi è una società strumentale della Fondazione della Cassa di Risparmio di Biella che ne detiene la maggioranza azionaria. La missione di Città Studi è quella di supportare i soggetti economici del territorio con iniziative di formazione, consulenza e ricerca. A questo scopo Città Studi sviluppa collaborazioni con enti, aziende e istituzioni italiane e straniere. Città Studi ha in seno una stretta collaborazione attraverso l&#8217;attivazione di corsi di laurea e master universitari con tre Atenei: Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino e Università degli Studi del Piemonte Orientale. La presenza nell&#8217;area di Città Studi di strutture quali l&#8217;Itis &#8220;Quintino Sella &#8220;, l&#8217;IPSIA &#8221; Galileo Ferraris&#8221;, il CNR ISMAC, associazioni ed enti, contribuisce allo sviluppo di sinergie e di progetti integrati in grado di affrontare tematiche di varia natura creando sistema territoriale.</p>
<p>Tra i principali punti di debolezza si possono annoverare:</p>
<p>- il calo di produzione dovuto alla recente crisi finanziaria;</p>
<p>- la stragrande presenza delle piccole aziende, che non hanno risorse per poter creare e sviluppare un proprio brand.</p>
<p>Patto per lo sviluppo del Distretto:</p>
<p>Con la legge regionale 24/97, la Regione ha delineato un piano di sviluppo dei distretti che tra il 1998 e il 2003 ha finanziato soprattutto processi di internazionalizzazione (il 61,2% delle risorse totali) e l’introduzione dei metodi di qualità e di certificazione di prodotto e di processo (per il 18%). (Fonte: il Sole, 21 marzo 2006)</p>
<p>Strategie di Sviluppo del Distretto:</p>
<p>Il documento programmatico di sviluppo del distretto elaborato dal Comitato di distretto evidenzia le seguenti linee guida strategiche: rafforzamento della filiera tessile/meccano-tessile, accrescendo le capacità competitive delle imprese, facendo leva sulla qualificazione delle risorse esterne e delle competenze professionali del territorio e sul potenziamento e la valorizzazione delle interdipendenze tra imprese locali e tra attori sociali, pubblici e privati; attrarre, selettivamente, risorse esterne, siano esse di imprenditorialità, di capitale o di lavoro; favorire una diversificazione dell’apparato economico locale, anche attraverso la promozione dello sviluppo di un sistema locale di servizi qualificati.</p>
<p>La produzione industriale in seguito alla crisi internazionale è in calo nel luglio-settembre 2008 per le provincie di Vercelli (-6,5%) e Biella (-5,5%) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La risposta va cercata nei grandi investimenti , soprattutto sui fattori intangibili che, come marketing, sono fondamentali per difendere produzioni di qualità come quelli del tessile piemontese. I punti vincenti per il tessile biellese dovrebbero essere la tracciabilità del prodotto, affermazione del marchio per difendere la qualità, sviluppo del tessile-salute, soprattutto adesso, quando il Sud Est asiatico inizia a subire le conseguenze della scarsa qualità dei prodotti e dell’uso di sostanze a rischio. Il distretto tessile può resistere grazie alla qualità delle sue imprese, anche delle dimensioni più ridotte. (Fonte: Il Sole 24 ore, 25 novembre, 2008)</p>
<p>Organismi di rappresentanza e di governance distrettuale</p>
<p>Il Comitato di Distretto, voluto in particolare dall’Unione Industriale Biellese, dalla Provincia e dalla CCIAA di Biella, che ne sono stati i principali promotori, è l’organo di riferimento per il coordinamento delle iniziative locali di politica industriale. Il Comitato ha sede presso la Camera di Commercio di Biella ed è composto dalla CCIAA di Biella, dalla Provincia di Biella, dal Consorzio dei Comuni Biellesi, dall’Unione Industriale Biellese, dalla Confartigianato, dalla CNA, dalla ASCOM, dalla Confesercenti del Biellese, dalla CGIL, dalla UST CISL e dalla camera sindacale provinciale UIL. Il Comitato promuove diversi tipi di interventi:</p>
<p>la promozione e l’internazionalizzazione del distretto;</p>
<p>il potenziamento della ricerca (sviluppo di relazioni con università, politecnici e centri di ricerca), del trasferimento tecnologico e dei servizi (servizi pubblici locali o servizi privati) alle imprese;</p>
<p>la creazione di un ricco bacino di risorse umane qualificate;</p>
<p>la tutela e la valorizzazione dell’ambiente;</p>
<p>il supporto alle forme di aggregazione e collaborazione tra le imprese;</p>
<p>la cura della qualità delle produzioni.</p>
<p>Presenza di centri servizio a supporto delle attività e delle strategie distrettuali</p>
<p>- Fondazione “Biella The Art of Excellence”: www.biellatheartofexcellence.com: obiettivo primario della Fondazione è la diffusione della conoscenza e la promozione della qualità distintiva del distretto tessile biellese. La missione di Biella The Art of Excellence si fonda su: eccellenza e certificazione di qualità (solo le migliori aziende possono rientrare nei parametri della Fondazione); creatività e innovazione; formazione e divulgazione, promozione del distretto industriale.</p>
<p>Biella The Art of Excellence è un marchio, che affianca e rafforza i marchi aziendali di origine controllata e di qualità certificata, per ottenere il quale occorre realizzare in Biella almeno due delle tre principali fasi produttive (filatura, tessitura, finisaggio) nel rispetto del Codice delle Regole fissato dalla Fondazione.</p>
<p>- Città Studi S.p.A: l&#8217;istituto al servizio delle imprese e delle istituzioni per la formazione professionale e l&#8217;attività di formazione continua della provincia di Biella</p>
<p>Inoltre, particolarmente attiva risulta essere anche l’Unione Industriale Biellese, che, fondata nel 1846, è stata una delle prime associazioni imprenditoriali nate in Italia. Ha dato vita a numerose iniziative anche attraverso gli organismi a lei</p>
<p>collegati. Fra i principali ricordiamo:</p>
<p>o il Comitato Piccola Industria, che offre alle aziende con meno di cento dipendenti assistenza, consulenza, convenzioni ed accordi con enti pubblici e privati e attiva soluzioni di studio e di sensibilizzazione ai problemi delle Pmi;</p>
<p>o il Gruppo Giovani Imprenditori, che promuove l’elaborazione e l’approfondimento di proposte sui temi di carattere istituzionale, economico e sociale, si occupa della formazione socio-politica e manageriale dei nuovi imprenditori e dei rapporti con il mondo della scuola, avviando attività di orientamento, e organizzando stage in azienda;</p>
<p>o Biella Intraprendere, che promuove iniziative atte a creare occasioni di scambio e di incontro per sviluppare le attività commerciali del territorio, principalmente eventi fieristici e culturali;</p>
<p>o Tessile &amp; Salute, associazione d’avanguardia che studia la relazione tra le produzioni tessili, la salute del consumatore e la tutela dell’ambiente e sviluppa le conoscenze tecniche del settore per apportare innovazioni di prodotto e di processo.</p>
<p>PROGETTI: ESEGUITI – IN FASE DI REALIZZAZIONE – PROPOSTI</p>
<p>Progetti Eseguiti</p>
<p>Programma regionale di azioni innovative “Dai distretti industriali ai distretti digitali” cofinanziato dal F.E.S.R. 2000/2006.</p>
<p>L’iniziativa nasce dalla volontà della Regione Piemonte di proseguire la propria azione di sostegno ai sistemi distrettuali, diffondendo le tecnologie informatiche e telematiche. L’Azione intende quindi sperimentare gli effetti dell’impiego delle tecnologie di informazione e comunicazione (I.C.T.) sullo sviluppo sociale ed economico delle piccole e medie imprese (PMI), riducendo i costi di approccio alle nuove tecnologie e favorendone la competitività attraverso il loro collegamento in rete e quindi l’accesso a servizi avanzati</p>
<p>Attività promozionali e Attività pubbliche del Distretto</p>
<p>La Fondazione “Biella The Art of Excellence”, riconoscendo come primario il tema della formazione, ha avviato una collaborazione con l’Accademia di Costume e di Moda per supportare e promuovere i giovani stilisti. Questo impegno si inserisce nelle attività della Fondazione che nella sua mission comprende l’attenzione particolare alla formazione dei giovani, l’indispensabile punto di partenza per gli eccellenti prodotti per cui il distretto biellese è famoso del mondo. Senza risorse umane di alto livello, con una formazione di qualità non sarebbe possibile giungere alla produzione di filati e tessuti d’eccellenza.</p>
<p>Per queste ragioni la Fondazione “Biella The Art of Excellence.” ha deciso di collaborare con l’Accademia di Costume e di Moda che ogni anno contribuisce alla promozione del made in Italy sostenendo giovani artisti. La Fondazione ha offerto un premio ai vincitori, selezionati da una giuria di esperti del mondo dell’abbigliamento e della moda, del Final Work Moda 2008 che si sono distinti per l’ottima formazione e la creatività.</p>
<p>A dicembre presso l’Hotel de Ville di Parigi, Biella Art of Excellence è stata nuovamente protagonista in qualità di ospite/sponsor del 9° Summit dei Premi Nobel per la Pace. Illustri ospiti quali Gorbaciov, Walesa, Betancourt, Bono sono stati omaggiati con una sciarpa in cashmere logata Biella The Art Of Excellence.</p>


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		<title>Distretti industriali</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 07:38:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rapporti]]></category>
		<category><![CDATA[distretti industriali]]></category>

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		<description><![CDATA[2009 negativo per le aziende dei distretti industriali  e cauto ottimismo per il 2010.
Ma gli imprenditori temono un’emergenza occupazione
Ci sono aziende che crescono nel periodo di crisi. Le altre non si lasciano travolgere dagli eventi, ma reagiscono: nuove nicchie di mercato, delocalizzazione che diventa internazionalizzazione,
più tecnologia, più qualità, più cultura d’impresa
Roma, 14 gennaio 2010
“Mai prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>2009 negativo per le aziende dei <strong>distretti industriali</strong>  e cauto ottimismo per il 2010.<br />
Ma gli imprenditori temono un’emergenza occupazione</p>
<p>Ci sono aziende che crescono nel periodo di crisi. Le altre non si lasciano travolgere dagli eventi, ma reagiscono: nuove nicchie di mercato, delocalizzazione che diventa internazionalizzazione,<br />
più tecnologia, più qualità, più cultura d’impresa</p>
<p>Roma, 14 gennaio 2010</p>
<p>“Mai prima d’ora si era riusciti a mettere attorno a un unico tavolo di lavoro tanti partner autorevoli e competenti, che da decenni si occupano del fenomeno distrettuale, i quali hanno attivato un progetto comune con lo scopo di creare un’esclusiva e autorevole banca dati sui<strong> distretti industriali</strong> italiani. Tutti collaborano alla gestione dell’Osservatorio e alla realizzazione dei Rapporti. Un’altra novità del nostro lavoro è che stiamo facendo un confronto sistematico tra aziende distrettuali e non. Un lavoro iniziato lo scorso anno con il comparto della meccanica e che stiamo sviluppando a tutti gli altri settori”.</p>
<p>Così Valter Taranzano, presidente della Federazione<strong> Distretti industriali</strong> Italiani, durante la presentazione del neonato Osservatorio Nazionale Distretti Italiani, e del 1° Rapporto, avvenuta questa mattina, a Roma, nella sede di Uniocamere.</p>
<p>La Federazione Distretti Italiani è promotrice del progetto ed è affiancata da prestigiosi partner che hanno dato vita a questo inedito e articolato monitoraggio: Confindustria, Unioncamere, Symbola, Intesa SanPaolo, Banca d’Italia, Fondazione Edison, Censis e Istat.</p>
<p>Il 1° Rapporto ha messo sotto la lente d’ingrandimento 92 <strong>distretti industriali</strong> , cioè un campione molto ampio, tanto da rappresentare 188 mila imprese operanti dei settori di specializzazione manifatturiera (il 36,1% del totale nazionale), 1,45 milioni di occupati (il 31,4% dell’occupazione totale nell’industria manifatturiera), con una dimensione molto piccola: l’84,3%, infatti, non supera i 9 addetti. In questi distretti si concentra il 28,3% del valore aggiunto (67 miliardi di euro) e il 27% delle esportazioni (96 miliardi).</p>
<p>In sostanza, il valore dei distretti dell’Osservatorio rappresenta quasi un terzo della ricchezza del settore manifatturiero del nostro Paese.</p>
<p>2009, bilancio negativo</p>
<p>Secondo il 1° Rapporto, le aziende dei <strong>distretti industriali</strong> produttivi italiani chiudono il 2009 con un bilancio negativo.</p>
<p>Oltre l’80% degli imprenditori intervistati ammette che il distretto produttivo in cui opera è in una fase di ridimensionamento. E per il 2010 l’orizzonte resta nebuloso, tanto che gli imprenditori intervistati temono e una vera a propria “emergenza occupazione”.</p>
<p>La prospettiva cambia leggermente guardando al momento attuale delle singole imprese. Se il 35% degli imprenditori presenta una fase di ridimensionamento, per la maggior parte degli intervistati i toni della crisi appaiono più sfumati. Infatti, il 36% registra una stazionarietà, ma non un totale scivolamento verso il basso, e un’interessante quota di quasi il 28% parla di consolidamento e crescita.</p>
<p>Analizzati 92 <strong>distretti industriali</strong> e intervistati gli imprenditori</p>
<p>L’individuazione dei 92 distretti oggetto dell’analisi è stata effettuata tenendo conto, da un lato, del lavoro svolto su questi temi da Unioncamere e Mediobanca in occasione della loro indagine annuale sulle medie imprese industriali e, dall’altro, dei distretti aderenti alla Federazione Distretti Italiani.</p>
<p>Sono inoltre stati intervistati (novembre 2009) 68 imprenditori e 44 operatori dei distretti.</p>
<p>Il 1° Rapporto presentato oggi ha analizzato il 2009, cioè un anno di difficoltà più o meno accentuate per le Pmi. Un anno che ha lasciato il segno.</p>
<p>Come analizza acutamente nel 1° Rapporto Giacomo Becattini, uno dei padri dei distretti italiani “&#8230;se non si provvede ad aiutare questi sistemi produttivi, che in certi casi stanno dando dimostrazione di resistenza autonoma alla crisi, affronteremo la fase di ripresa degli scambi mondiali con forti difficoltà a tenere, o riconquistare, le nostre tradizionali nicchie di mercato e un grave deterioramento della coesione sociale in zone del Paese, vaste, importanti ed economicamente strategiche. Per un Paese come l’Italia, una politica economica efficace per i distretti industriali è, quindi, l’asse portante della resistenza alla crisi mondiale&#8230;”.</p>
<p>Il 1° Rapporto, inoltre, sonda timori e speranze degli imprenditori per i primi mesi del 2010.</p>
<p>Problemi emersi a seguito della recessione</p>
<p>“I distretti che, nel 1° Rapporto dell’Osservatorio, presentano i peggiori risultati reddituali sono quelli meccanici, il sistema casa e la moda &#8211; spiega Valter Taranzano -, mentre i distretti alimentari, grazie al carattere meno ciclico dei consumi di questo settore, manifestano segnali in controtendenza, registrando aumenti del fatturato pari al 5%. Il conto dei danni nel 2009, secondo gli imprenditori intervistati, è pesante: il 64,7% denuncia una riduzione della disponibilità di liquidità nell’impresa; il 50% un incremento dell’indebitamento; il 50% problemi nel rispetto dei pagamenti ai fornitori; il 45,6% una riduzione degli investimenti in macchinari e attrezzature; il 39,7% un ridimensionamento dei rapporti di subfornitura tra le imprese; il 17,6% una riacquisizione da parte delle imprese di funzioni date precedentemente in outsourcing”.</p>
<p>Export in flessione, ma c’è chi cresce</p>
<p>Pur essendo più “resistenti” nella diminuzione dell’export rispetto alle aree non distrettuali, anche i distretti hanno accusato una perdita di posizioni all’estero. Solo per citare i casi più significativi, dal tessile-abbigliamento della Val Seriana alla concia di Santa Croce sull’Arno, dal sistema orafo di Valenza alle calzature del Brenta, dalle cucine di Pesaro alla rubinetteria di Lumezzane fino al distretto delle piastrelle di Sassuolo e alle macchine agricole di Reggio-Modena, si stima che la flessione delle esportazioni, tra l’inizio e la fine del 2009, abbia superato il 25%, con punte del 30% in alcuni casi.</p>
<p>Dal punto di vista geografico, i distretti del nord-ovest sono quelli che hanno vissuto il calo maggiore (-25,4%), seguiti dai distretti del centro (-22,4%), dai distretti del nord-est (-17,8%) e, infine, dai distretti del sud (-10,3%).</p>
<p>“Sono poche le realtà che sono riuscite a tenere le posizioni precedenti alla crisi – continua Taranzano -. E’ il caso di Carpi (tessile-abbigliamento), di Arzignano (concia), del mobile di Bassano, delle conserve di Nocera Inferiore, dell’alimentare di Parma, del vitivinicolo della Sicilia occidentale, dell’elettronica di Sestri Ponente e del biomedicale di Mirandola. Si tratta dunque di un numero ridotto di aree distrettuali che hanno resistito all’onda d’urto della recessione, il che dimostra che esistono imprese che riescono a crescere pur in situazioni diffuse di difficoltà”.</p>
<p>Le risposte alla crisi</p>
<p>Le aziende distrettuali hanno le idee piuttosto chiare su cosa fare per rispondere alla contrazione della domanda: il 29,4% punta sul contenimento costi-prezzi; il 19,3% sul lancio di nuovi prodotti; il 9,6% sull’innovazione di prodotto; l’11,0% sulla personalizzazione dei prodotti; il 10,4% sulla ricerca di nuovi clienti; il 9,6% sulla ricerca di nuovi mercati; il 4,2% sulla promozione e l’immagine; il 3,3% sul miglioramento della rete commerciale.</p>
<p>Più del 32% degli imprenditori intervistati ha indicato tentativi da parte delle aziende di distretto di riposizionarsi in nuove nicchie di mercato.<br />
In sostanza, di fronte alla crisi e al declino di aree di mercato tradizionali, diversi imprenditori hanno cercato strade e spazi di mercato alternativi. Non è un caso che nel corso del 2009, a fronte del declino delle esportazioni dei distretti in Europa e Nord America, si sia intensificata la presenza dei nostri distretti in mercati precedentemente considerati di limitata rilevanza strategica, come quelli del Medio-Oriente e della sponda Sud del Mediterraneo, così come è aumentato il livello di esportazioni in Cina e Vietnam (soprattutto prodotti della meccanica).</p>
<p>Un ruolo rilevante potrà essere esercitato dalle economie emergenti, non più viste esclusivamente come ambiti di delocalizzazione di fasi di lavorazione dalle imprese italiane, bensì mercati di sbocco in cui collocare i prodotti del Made in Italy, in particolare per ciò che concerne i prodotti della meccanica, gli elettrodomestici e alcuni segmenti del mobilearredo.</p>
<p>Servizi interni e produzione delocalizzata</p>
<p>Inoltre, si sta delineando un nuovo fenomeno: lo sviluppo sempre più frequente, nel cuore dei distretti, di attività, competenze, investimenti esterni al tradizionale core business manifatturiero che, peraltro, tende sempre più ad essere delocalizzato, nelle fasi maggiormente standarizzate, verso Paesi dove è possibile conseguire vantaggi di costo, talvolta associati a potenzialità di sviluppo di mercati stranieri da presidiare tramite presenze produttive dirette.</p>
<p>Le strategie di internalizzazione di funzioni di servizio e di esternalizzazione delle fasi manifatturiere più standardizzate sembrano peraltro più diffuse fra le Pmi distrettuali rispetto alle altre: evidentemente, la migliore circolazione di conoscenze, idee e competenze manageriali, tipica dei distretti, fa sì che si verifichino effetti emulativi (se un’impresa, magari in posizione di leadership, internalizza i servizi e delocalizza la produzione, anche le altre tendono ad imitarla) che risultano invece molto più limitati fra le imprese che operano in isolamento.</p>
<p>La delocalizzazione della produzione, però, spesso non è fine a se stessa, ma diventa strumento per l’internazionalizzazione. E’ successo nel Distretto biomedicale di Mirandola, dove l’esperienza maturata in Egitto è allo stesso tempo delocalizzazione, per abbattere alcuni costi, ma anche internazionalizzazione, per aprire al mercato del Medio Oriente.</p>
<p>Le aziende terziarie</p>
<p>Questa strategia ha generato un altro processo. La necessità di esternalizzare per contenere i costi, e di mettere a profitto le esperienze diffuse ha di fatto costruito sulle filiere un know how condiviso che ha moltiplicato la conoscenza. Sono nate così le aziende terziarie, strutture di supporto alla produzione e allo sviluppo che fanno ricerche importanti, tanto che ancora oggi non c’è bisogno di cercare altrove le competenze utili. E’ accaduto, ad esempio, allo Sporsystem di Montebelluna</p>
<p>Per le aziende che producono internamente, invece, c’è stato un cambiamento strategico, registrato in particolar modo nei distretti nel nord, e che si è manifestato sin dalle prime fasi della crisi. Per quasi il 40% delle aziende contattate nel 1° Rapporto dell’Osservatorio Nazionale Distretti Italiani, infatti, è in atto il ridimensionamento dei rapporti di subfornitura, con un effetto di destrutturazione delle filiere di produzione. Soprattutto nella prima parte del 2009, le imprese di maggiori dimensioni e col più alto potere di mercato hanno fortemente ridotto gli affidamenti all’esterno o non hanno rinnovato i contratti di subfornitura.</p>
<p>La ripartenza</p>
<p>Gli imprenditori nel 1° Rapporto dell’Osservatorio Nazionale Distretti Italiani individuano almeno 4 differenti assi di progressione lungo i quali i distretti dovrebbero muoversi:<br />
- più tecnologia;<br />
- il compattamento delle reti di collaborazione;<br />
- più cultura d’impresa;<br />
- più formazione tecnica;<br />
- più qualità del Made in Italy.<br />
Sulla cultura d’impresa e la formazione, le aziende invitano i distretti a gestire un ruolo preciso: organizzare in maniera coordinata, in funzione delle esigenze dei vari settori, un’attività di formazione tecnica e manageriale che contribuisca in maniera sostanziale a colmare i deficit di cultura imprenditoriale. Un deficit ritenuto, al momento, decisamente penalizzante per le aziende.</p>
<p>Una larga maggioranza degli imprenditori intervistati, però, non intravede, per l’inizio del 2010, una reale fase di ripresa.<br />
La situazione di crisi appare, dunque, incontestabile e grave, tanto che i pessimisti sono in soprannumero rispetto agli ottimisti.<br />
Ma guardando attentamente tra i dati ci si rende conto che la maggior parte delle aziende analizzate mostra una capacità di tenuta alla recessione, più che la tendenza ad essere travolte dagli eventi. Probabilmente sarà questa parte del tessuto produttivo, più solido o capace di mettere in campo strategie nuove, a spingere il sistema dei distretti fuori dall’attuale fase di stallo.</p>
<p>Il modello distrettuale tiene</p>
<p>Nonostante la globalizzazione e i rapidi rivolgimenti, spesso negativi, che essa comporta, sfogliando il 1° Rapporto si ha l’impressione che il modello distrettuale in sé sia ancora efficace. Quasi il 60% delle persone intervistate considera il distretto come la soluzione organizzativa migliore per affrontare il mercato e supplire alla piccola dimensione d’impresa.</p>
<p>Un caso emblematico lo segnala il Distretto cartario di Capannori-Lucca. Lì l’energia ha un peso determinante. Nel distretto si comprano diversi milioni di metri cubi di gas. Il concetto vecchio era quello di trattare singolarmente con il player. Quando gli imprenditori del distretto si sono confrontati, hanno capito che alla fine i prezzi erano tutti più o meno uguali, e sulla base del coinvolgimento complessivo hanno messo in campo una strategia nuova che ha portato un vantaggio condiviso. E’ stato costituito un Consorzio, che raggruppa tutti quelli che per le loro produzioni fanno un uso enorme di gas, il quale acquista energia per tutto il distretto, a prezzi più convenienti. Il Consorzio ha funzionato così bene che sarà il referente per le politiche nazionali energetiche di Confindustria.</p>
<p>Due problematiche importanti, inoltre, vengono segnalate dal Distretto dello Sportystem di Montebelluna e dal Distretto dell’occhialeria di Belluno: nel primo latita la presenza dei giovani imprenditori; nel secondo si denuncia la scomparsa delle piccole imprese artigiane che si occupano di singole fasi di lavorazione, una scomparsa che contiene il pericolo vero di perdere quella che è la forza del distretto, le sue competenze ed esperienze.</p>
<p>“Il 1° Rapporto &#8211; conclude Valter Taranzano &#8211; offre molti spunti di valutazione e di analisi. Ed era questo l’obiettivo che ci eravamo prefissati. Il fatto, poi, che per la prima volta tanti soggetti importanti si siano adoperati per un lavoro collettivo, lo rende del tutto inedito. Adesso la Federazione dei Distretti Italiani si adopererà non solo per continuare questa importante azione sinergica, ma anche per potenziare le collaborazioni, affinando le sovrapposizioni. L’Osservatorio vuole diventare lo strumento informativo e conoscitivo di riferimento dei distretti”.</p>
<p>Gli scopi dell’Osservatorio Nazionale Distretti Italiani e tutti i contenuti del 1° Rapporto sono consultabili anche nel nuovo portale dedicato <a href="http://www.osservatoriodistretti.org"> www.osservatoriodistretti.org</a></p>


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		<title>Distretti industriali: Presentazione Primo rapporto</title>
		<link>http://distrettiblognetwork.it/2010/01/11/distretti-industriali-rapporto/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 17:24:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Distretti industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporti]]></category>
		<category><![CDATA[distretti]]></category>
		<category><![CDATA[distretti industriali]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto distretti industriali]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione del primo rapporto sui distretti industriali.
Il 14 gennaio 2010 dalle ore 9.30 alle 13.30, presso la Sala Danilo Longhi di Unioncamere, in Piazza Sallustio 21, Roma, si terrà la presentazione del progetto Osservatorio Nazionale Distretti Italiani attivato in partnership con Unioncamere e Confindustria ed in collaborazione con Banca d’Italia, Censis, Fondazione Edison, Intesa Sanpaolo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presentazione del primo rapporto sui <strong>distretti industriali</strong>.</p>
<p>Il 14 gennaio 2010 dalle ore 9.30 alle 13.30, presso la Sala Danilo Longhi di Unioncamere, in Piazza Sallustio 21, Roma, si terrà la presentazione del progetto Osservatorio Nazionale Distretti Italiani attivato in partnership con Unioncamere e Confindustria ed in collaborazione con Banca d’Italia, Censis, Fondazione Edison, Intesa Sanpaolo, Istat, Symbola.<br />
Interveranno tra gli altri:<br />
- Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere<br />
- Aldo Bonomi, Vice Presidente per le Politiche Territoriali e <strong>Distretti Industriali</strong> di Confindustria<br />
- Ermete Realacci, Presidente di Symbola<br />
- Valter Taranzano, Presidente della Federazione dei Distretti Italiani<br />
Le conclusioni sono affidate a Giuseppe Tripoli, Capo Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione, Ministero dello Sviluppo Economico e a Stefano Saglia, Sottosegretario Ministero dello Sviluppo Economico.</p>
<p>Invitiamo tutti i Distretti industriali geolocalizzati a collaborare al nostro progetto Clappo.it il nostro progetto di social network geolocalizzato dedicato ad <a href="http://www.clappo.it">eventi</a> e prodotti locali.</p>
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		<title>Distretti industriali: presentazione rapporto</title>
		<link>http://distrettiblognetwork.it/2009/12/30/distretti-industriali-presentazione-rapporto/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 13:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[distretti industriali]]></category>
		<category><![CDATA[presentazione rapporto]]></category>

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		<description><![CDATA[I distretti industriali italiani rappresentato il motore dell&#8217;economia italiana. In questo periodo di grande crisi monitorando un distretto industriale si può avere il polso dell&#8217;economia locale. Per questo sarà importante seguire questo evento: la presenzione del rapporto sui distretti industriali italiani. Il lavoro è stato realizzato a cura dell&#8217; Osservatorio Nazionale Distretti Italiani
Osservatorio Nazionale Distretti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I<strong> distretti industriali</strong> italiani rappresentato il motore dell&#8217;economia italiana. In questo periodo di grande crisi monitorando un <strong>distretto industriale</strong> si può avere il polso dell&#8217;economia locale. Per questo sarà importante seguire questo evento: la presenzione del rapporto sui distretti industriali italiani. Il lavoro è stato realizzato a cura dell&#8217; Osservatorio Nazionale <strong>Distretti Italiani</strong></p>
<p>Osservatorio Nazionale Distretti Italiani: primo rapporto</p>
<p>Presentazione del progetto Osservatorio Nazionale Distretti Italiani attivato in partnership con Unioncamere e Confindustria ed in collaborazione con Banca d’Italia, Censis, Fondazione Edison, Intesa Sanpaolo, Istat, Symbola</p>
<p>Interveranno tra gli altri:</p>
<p>*Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere</p>
<p>Aldo Bonomi, Vice Presidente per le Politiche Territoriali e Distretti Industriali di Confindustria</p>
<p>*Ermete Realacci, Presidente di Symbola</p>
<p>Valter Taranzano, Presidente della Federazione dei Distretti Italiani</p>
<p>Concluderà *Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo Economico</p>
<p>* in attesa di conferma</p>
<p>R.S.V.P. – Si prega di confermare la partecipazione inviando una e-mail a: federazionedistretti@siav.net</p>
<p>14 GENNAIO 2010<br />
Piazza Sallustio, 21<br />
Unioncamere<br />
Roma<br />
Sala Danilo Longhi<br />
h. 9.30 – 13.30</p>
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		<title>Promozione siti web</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 14:17:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Promozione siti web]]></category>

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		<description><![CDATA[Promozione siti web: tre parole che per lo staff di AC Sviluppo Web convergono fuori dai normali schemi e nei concetti di professionalità, ma soprattutto massima soddisfazione per i clienti.
Internet diventa di giorno in giorno più competitivo in ogni settore. Per battere la concorrenza e per la promozione di siti web è necessario dunque fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ac-sw.it/promozione-siti-web ">Promozione siti web</a>: tre parole che per lo staff di AC Sviluppo Web convergono fuori dai normali schemi e nei concetti di professionalità, ma soprattutto massima soddisfazione per i clienti.</p>
<p>Internet diventa di giorno in giorno più competitivo in ogni settore. Per battere la concorrenza e per la promozione di siti web è necessario dunque fare affidamento a chi da anni investe in questo settore energie, studi e lavoro sul campo.</p>
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