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I risultati dell’indagine sulla congiuntura nelle imprese manifatturiere della provincia di Forlì-Cesena

Nel secondo trimestre del 2012 le imprese manifatturiere del forlivese e del cesenate hanno continuato a manifestare segni di sofferenza. Le variazioni calcolate sono positive rispetto al trimestre precedente ma negative rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.
Nell’arco degli ultimi 12 mesi tutti i settori analizzati presentano valori in ulteriore rallentamento. Le performance produttive risultano negative per “mobili”, “chimica e plastica”, “confezioni”, “altre industrie”, “legno”, “alimentare” e “prodotti in metallo” mentre restano di segno positivo solo i settori “calzature” e “macchinari”.
Queste tendenze sono confermate anche in tutte le classi dimensionali sui principali indicatori (produzione, fatturato, ordinativi). La percentuale di imprese in crescita si abbassa ulteriormente: infatti, solo il 30,7% ha dichiarato un aumento della produzione rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno contro il 52,0% che ha indicato una diminuzione. Nel corso di questo trimestre però, fra le imprese intervistate, l’occupazione sembra tenere ed anche le aspettative espresse per il terzo trimestre rispetto al secondo complessivamente confermano gli attuali livelli occupazionali; tuttavia, la quota di imprese che prevedono una riduzione di personale (15,4%) aumenta mentre quella di coloro che lo assumeranno (10,4%) scende.
Alla rilevazione hanno partecipato 202 imprese che, a fine trimestre, occupavano quasi 19.000 addetti. Con un grado di copertura del 24,8% delle imprese e del 57,6% degli addetti, si tratta di un campione largamente rappresentativo delle imprese con dimensione aziendale di 10 addetti e oltre; sono invece escluse dall’indagine le piccolissime imprese (da 1 a 9 addetti). Va ricordato che l’indagine è di tipo congiunturale e pertanto non tiene conto delle variazioni strutturali dei settori determinate dalla chiusura di imprese prima operative e dell’apertura di nuove imprese; i dati di struttura, settoriali e dimensionali, sono infatti utilizzati esclusivamente nella ponderazione dei risultati raccolti e vengono aggiornati annualmente.

“Rilevo con preoccupazione che le imprese manifatturiere della nostra provincia – commenta Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di Commercio di Forlì-Cesena – continuano a soffrire per il terzo trimestre consecutivo. La produzione risulta inferiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e i segnali di rallentamento sono diffusi in tutti i settori. In questa difficile situazione, un aspetto incoraggiante è rappresentato dalla tenuta degli ordini esteri. Grazie al monitoraggio tempestivo di questi e di altri numerosi indicatori sociali ed economici, che la Camera cura da tempo con sistematicità, gli attori della governance hanno a disposizione un patrimonio di informazioni prezioso perché il Sistema Territoriale possa affrontare con efficacia le sfide complesse che si rinnovano in questo lungo periodo di crisi puntando con determinazione sugli asset positivi che lo contraddistinguono. ”

Si illustrano di seguito i principali risultati dell’indagine:

RISULTATI RISPETTO AL TRIMESTRE PRECEDENTE
Gli ultimi tre mesi hanno segnato una ripresa dei ritmi lavorativi rispetto al trimestre precedente; il secondo trimestre ha infatti registrato un aumento del volume fisico della produzione (+6,9%) e del fatturato (+9,4% a valori correnti). Anche la domanda interna è cresciuta (2,3%) ma meno di quella estera (+4,2%). Nel corso di questo trimestre il numero degli addetti occupati ha registrato una crescita dello 0,6%.
L’occupazione ha fatto registrare dati negativi nei settori “prodotti in metallo”, “chimica e plastica”, “confezioni” , “mobili” e “macchinari”; gli altri settori hanno invece riscontrato una crescita del numero degli addetti fra lo 0,2 e il 5,1%.

RISULTATI RISPETTO ALLO STESSO TRIMESTRE DELLO SCORSO ANNO
Gli andamenti evidenziati dal complesso delle imprese intervistate rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno sono parsi ancora preoccupanti; la produzione è diminuita del 3,9% e il fatturato, a valori correnti, è stato inferiore dell’1,3%; anche gli ordinativi raccolti sul mercato italiano sono stati più contenuti (-3,0%) mentre quelli pervenuti dall’estero (+1,4%) sono risultati in aumento. Nell’arco degli ultimi 12 mesi il numero degli occupati è rimasto stabile con risultati, però, molto differenti fra settore e settore che vanno dal –4,6% del “legno” al +3,2% di “calzature”.

RISULTATI DELLA MEDIA DEGLI ULTIMI 12 MESI RISPETTO AI 12 MESI PRECEDENTI
Su base annuale (media degli ultimi 12 mesi rispetto ai 12 mesi precedenti), gli indicatori iniziano ad assumere valori negativi: alla contrazione della produzione dello 0,9% si accompagna una crescita del fatturato (a valori correnti) dell’1,4%. La domanda italiana è diminuita dell’1,6%, mentre quella estera è aumentata del 2,1%; la percentuale media delle vendite effettuate al di fuori dell’Italia si è attestata al 26,5% del fatturato complessivo. Il saldo occupazionale si conferma attivo (+1,1%). Sul dato occupazione hanno influito positivamente i settori “calzature” , “alimentare”, “prodotti in metallo” e “chimica e plastica” mentre sono stati negativi (fra -0,2 e -4,6%) i saldi per tutti gli altri settori osservati. I livelli occupazionali sono risultati in leggero calo per le imprese che occupano fra 20 e 49 addetti mentre per tutte le altre classi il risultato rimane positivo.
Dal punto di vista territoriale il settore industriale ha segnato un rallentamento produttivo nell’area di Forlì mentre in quella di Cesena, per effetto della diversa composizione settoriale, si evidenzia una tenuta. Analizzando i dati secondo la classe di addetti dell’impresa si evidenzia che le classi considerate hanno registrato risultati produttivi negativi compresi fra l’ 1,6% e il 2,5% ad eccezione della classe di imprese con “da 20 a 49 addetti” che ha segnato un leggero aumento e quella di “oltre 249 addetti” risultata stazionaria.

PROSPETTIVE
Per il terzo trimestre del 2012 rispetto al secondo gli imprenditori intervistati prevedono una contrazione della produzione del 2,1% e del fatturato dello 0,8%; buone invece le attese sugli ordini sia interni che esteri e occupazione in tenuta; le aspettative sono complessivamente migliori rispetto a quelle raccolte un anno fa.

Tutti i materiali relativi all’indagine sono scaricabili dal sito camerale accedendo al sistema informativo “Congiuntura on line” all’indirizzo: http://www.fc.camcom.it/studiestatistica/congiuntura

I prezzi della frutta precipitano sotto i prezzi di produzione

“La filiera dell’ortofrutta va riequilibrata”. Lo sottolinea Confagricoltura in relazione alle dinamiche flessive delle quotazioni della frutta. “C’è un forte divario tra il prezzo pagato al produttore ed il prezzo finale al consumatore – osserva Confagricoltura -. L’estate scorsa le nettarine spuntavano all’origine 75 centesimi al kg e le pesche 61. Oggi le quotazioni sono praticamente dimezzate”. Un kg di pesche noci (nettarine) – spiega Confagricoltura – viene pagato all’agricoltore 34 centesimi (quindi sottocosto, perché produrlo e raccoglierlo costa almeno 0,45 euro/kg), il grossista lo rivende a 71 centesimi (quindi raddoppiando l’importo) e nei negozi e nella GDO lo si trova a un prezzo che va da 1, 75 euro/kg sulle piazze del Sud, a 1,90 su quelle del Centro, a 2,15 su quelle del Nord (media nazionale 1,95 euro/kg). Per le pesche a polpa gialla si va dai 31 centesimi al kg al produttore, a 1,85 come prezzo medio di vendita finale. “La situazione nelle campagne è drammatica, con quotazioni crollate al di sotto dei costi di produzione, spingendo molti produttori a sospendere l’attività di raccolta. L’agricoltore è anche consumatore ma spesso ce ne dimentichiamo – afferma Confagricoltura -. In più occasioni abbiamo fatto un esempio sintomatico: per acquistare un caffè al bar il produttore deve spendere quanto ricava dalla vendita di tre-quattro chili di pesche”. “Nei passaggi dal campo alla tavola il prezzo delle pesche aumenta di quasi sei volte – denuncia l’Organizzazione degli imprenditori agricoli -. Quello che chiediamo è una diversa ridistribuzione dei ricavi lungo la filiera e che venga calmierato il prezzo al consumatore, in modo da consentire al frutticoltore di poter collocare maggiori quantitativi di prodotto. Perché l’assurdità è che, nonostante i prezzi bassi all’origine, i consumi non crescono”.

Distretto del mobile dell’Abruzzo centro-settentrionale

La realtà mobiliera abruzzese copre tutta la fascia costiera centro- settentrionale della regione, da Teramo a Pescara, e coincide con l’area più industrializzata dell’Abruzzo: il litorale Adriatico rappresenta infatti il centro vitale dello spazio economico, con il 42% dei posti di lavoro nell’industria (mobili, tessile-abbigliamento, calzature, alimentari). Come per gli altri distretti industriali abruzzesi anche quello del mobile si è sviluppato seguendo il modello adriatico autocentrato sulle piccole imprese, con la creazione, in alcune aree, di veri e propri sistemi locali, a specializzazione manifatturiera e non. Il distretto abruzzese del mobile affonda le proprie radici nei centri abitati della costa dove era diffusa la lavorazione del legno e in particolare la produzione di tavoli. Il passaggio dalle botteghe artigiane alle prime piccole imprese ha avuto inizio intorno agli anni cinquanta per poi svilupparsi nei secoli successivi.

Nel 1976 è iniziata anche l’avventura imprenditoriale della Las Mobili di Tortoreto, una delle principali imprese italiane di mobili, leader nel settore dei mobili per l’ufficio. La produzione è differenziata, tanto che si possono individuare tre aree di diversa specializzazione produttiva all’interno del settore mobile: a Teramo si producono prevalentemente divani, ad Atri, mobili per cucina, a Giulianova, Pescara e ancora ad Atri, soprattutto mobili per ufficio e scaffalature metalliche. Il Distretto è costituito soprattutto da piccole unità produttive, la cui specializzazione per fasi si traduce spesso in terzismo. Non mancano realtà più grandi che superano i 100 addetti e i 5.000.000 di fatturato annuo, anche se la realtà prevalente rimane quella dell’azienda di piccole dimensioni.