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Come scegliere le extension perfette

Per chi ancora non conoscesse le mode del momento, le extension sono tra gli accessori che proprio non possono mancare nel proprio guardaroba. Grazie a queste ciocche aggiunte, infatti, potrete cambiare look in un solo momento, per avere capelli trendy e seducenti. Per decidere quali extension acquistare basterà capire le proprie esigenze – se, cioè, si desidera qualcosa di temporaneo o di più duraturo – la tinta che più si addice al proprio colore naturale e la lunghezza di capelli desiderata. Una volta scelte non dovrete far altro che applicarle… e il gioco è fatto!

Le extension capelli sono una moda importata dagli USA dove non solo le dive, ma anche le ragazze comuni, usano applicare queste ciocche finte sopra i capelli naturali per avere un effetto allungamento e infoltimento istantaneo. Le extension esistono in diversi tipi e qualità, e a seconda delle esigenze di ogni donna si propenderà per la scelta di uno o di un altro tipo.

Innanzitutto, una prima distinzione nelle extension viene fatta tra i capelli veri e quelli artificiali. Mentre i primi provengono da donne orientali che hanno tagliato i propri capelli e – solitamente – offerti in dono a qualche divinità, nel secondo caso le extension sono formate attraverso un materiale artificiale. Tra le extension naturali, poi, si potrà scegliere tra quelle Remy e non Remy. Mentre i capelli Remy sono quelli prelevati con tutte le cuticole, le quali consentono di proteggere il capello e donargli un aspetto più morbido e soffice al tocco, i capelli non Remy sono senza cuticole e, dunque, più facili da gestire non avendo un vero e proprio “verso”.

Una volta scelta la qualità di extension bisognerà decidere tra quelle che durano più a lungo, ossia fino a un paio di mesi, come quelle alla cheratina o cucite con ago e filo, oppure quelle temporanee come quelle con clip che possono essere applicate e tolte ogni volta che si vuole. Se siete curiose, visitate questo sito per saperne di più.

Polietilene: una storia, mille applicazioni

Il polietilene è una resina termoplastica, in origine bianca o trasparente, di cui tutti noi ne facciamo un utilizzo, più o meno consapevole, quotidiano. In effetti, è la materia plastica più diffusa: basti pensare alle buste di plastica, ai rivestimenti dei cartoni del latte, a contenitori dei detersivi, ai tappi, alla pellicola usata per rivestire cavi elettrici e telefonici, alle cuffie da piscina. È tutto polietilene. Un materiale, quindi, decisamente versatile, utile in molteplici processi produttivi.

Come molte invenzioni geniali, il polietilene è nato per caso, grazie ad un incidente di laboratorio avvenuto nel 1898 per mano di Hans von Pechmann, intento a riscaldare del diazometano in un contenitore. Nel 1933 un altro incidente, questa volta a livello industriale, avvenne alla ICI Chemicals, quando Eric Fawcett e Reginald Gibson applicarono una pressione di centinaia di atmosfere ad un contenitore di etilene e benzaldeide. In entrambi i casi, gli studiosi rimasero colpiti dalla sostanza bianca simile alla cera che si era formata sulle pareti dei contenitori, e mentre nel primo caso si limitarono a darle un nome, il polimetilene, nel secondo tentarono di riprodurla, senza successo, per alcuni anni.

La svolta avvenne nel 1935, quando non fu un incidente ma la volontà di un altro chimico, Michael Perrin, a creare il polietilene, a cui fu riconosciuto la proprietà di isolante elettrico. Quattro anni più tardi ne iniziò la produzione su scala industriale: i film plastici diventarono da allora una fornitura indispensabile nel settore della produzione, richiesta da svariate industrie, dal confezionamento di alimenti alla produzione di cavi elettrici.

Il polietilene è, inoltre, un materiale termoplastico. Ciò significa che, aumentandone la temperatura, il suo stato cambia diventando viscoso e plasmabile; il film termoretraibile è stato, quindi, il passo successivo. In fase di fabbricazione è possibile modellare il polietilene secondo la forma desiderata; è sufficiente quindi che l’utilizzatore lo riscaldi con un getto d’aria calda, una fiamma o un forno affinché il film si ritiri fino al 50% e aderisca perfettamente all’oggetto che deve avvolgere. Tra i suoi impieghi più comuni non vi è solo la copertura di fili elettrici, ma anche il rivestimento di oggetti in legno, valida alternativa alla verniciatura (si pensi ad esempio ai modellini di aeroplano). Gli oggetti avvolti da film termoretraibile rimangono pertanto uniti e protetti, garantendo un imballaggio saldo e sottile, richiesto tanto nel settore produttivo come in quello alimentare. L’ultima evoluzione del polietilene è rappresentata dal film estensibile, oggigiorno richiestissima dal mercato. Come indica il nome, il film estensibile ha proprietà elastiche ed è particolarmente indicato per la protezione di prodotti pallettizzati e sensibili al calore, non idonei alla termo retrazione.

L’utilizzo principale del polietilene è pertanto il film packaging: la protezione che avvolge le confezioni di merce è, ancora una volta, in polietilene, così come la plastica utilizzata per imballare le valige. Non solo: le molteplici qualità di questo materiale, isolante, impermeabile, termoretraibile e resistente nonostante spessori molto sottili (come la pellicola da cucina, il cui spessore si esprime in micron) permettono ancora tanti altri utilizzi.

Il film polietilene possiede, infine, un’ulteriore qualità: è un materiale riciclabile. Tanto gli scarti di produzione come il rifilo delle bobine, quanto i fogli già utilizzati possono essere recuperati per produrre imballi a basso costo e alto valore ambientale. Un’opportunità oggi ancor più importante, ben sapendo che alla base del polietilene vi è la scarsità ed il prezzo altalenante del petrolio.

Prato, il distretto tessile alza la voce: mobilitazione in grande stile

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Adnkronos/IGN –
Erano presenti Stefano Acerbi e Anselmo Potenza per Confartigianato e Cna, Marcello Gozzi per l’Unione industriale, Manuele Marigolli, Stefano Bellandi e
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I distretti industriali individuati dalle Regioni

 

Il Centro Studi dell’IPI ha aggiornato il monitoraggio dei sistemi distrettuali riconosciuti dalle Regioni sulla base degli indirizzi contenuti nelle normative nazionali di riferimento (L. 317/91 e L. 140/99). Quattordici sono le Regioni che hanno individuato, al luglio 2008, i distretti industriali: 8 del Centro-Nord (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Toscana, Marche, Lazio) e 6 del Mezzogiorno (Abruzzo, Campania, Basilicata, Sardegna, Calabria, Sicilia). In complesso sono stati riconosciuti 193 distretti. Rispetto alla precedente rilevazione (che aveva condotto, al luglio 2006, a 168 aree distrettuali), il Nord-Ovest ed il Centro non hanno subito mutamenti; il Nord-Est ha acquisito complessivamente due nuovi distretti, passando da 51 a 53; il Mezzogiorno ha raddoppiato la presenza di distretti presenti sul suo territorio, passando da 23 a 46.